Agenda dell'eguaglianza. Strategie organizzative
Strategie organizzative
Organizzare gli spazi e i materiali
• Stabilire regole condivise per la gestione
• Scegliere attività e materiali per lo studio che supportino le cadute attentive e il deficit di organizzazione ed autonoma nel momento dei compiti oppure nelle attività lavorative.
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I banchi sono di solito sono sistemati in gruppi o a file variamente disposte per i lavori di cooperazione o collaborazione.
Ricorda: Non c’è un modo unico per predisporre l’ambiente, ma è opportuno considerare che i banchi a gruppo facilitano le interazioni tra le persone e questo potrebbe favorire la vivacità verbale se nel gruppo c’è una persona con difficoltà di autocontrollo.
Invece la disposizione dei banchi a file potrebbe essere più indicata per lavori da svolgere individualmente e con un numero minimo di interazioni.
Allo scopo è utile porsi alcune domande.
• È sempre possibile il contatto oculare? La possibilità di guardare in faccia la persona consente di dare dei segnali di feedback immediati, di approvazione o di invito a modificare un comportamento?
• La persona è facilmente raggiungibile per verificare lo svolgimento dell’attività?
• La persona è facilmente raggiungibile se si dovesse intervenire per gestire fisicamente l’impulsività e/o l’iperattività a livello comportamentale in situazioni di emergenza?
• La persona è rivolta verso la finestra o ci sono altri distrattori nelle vicinanze?
• Ecc.
Non riuscire a prevedere le conseguenze delle proprie azioni e non riflettere sugli effetti del proprio comportamento, è una sua caratteristica del funzionamento! …non si hanno difficoltà di esecuzione in termini assoluti, ma piuttosto difficoltà nel farlo spontaneamente in autonomia e nell’incanalare la propria impulsività e voglia di movimento.
Generalmente, si tende a sottovalutare i pericoli, e questo porta la persona anche a compiere azioni rischiose per sé o per gli altri.
In particolare, il suo comportamento risulta inadeguato se non riceve chiare indicazioni su cosa ci si aspetti da lei/lui, su quali siano le regole da rispettare e su quali siano le conseguenze dei diversi modi di agire.
Ricorda: Conoscere chiaramente e in anticipo le conseguenze del proprio comportamento aiuta a evitare azioni che potrebbero pro vocare danno o costituire un pericolo e ad attuare, con maggiore probabilità, comportamenti che portano a esiti positivi.
Le manifestazioni di impulsività, continuo movimento, imprevedibilità nelle reazioni e nei comportamenti, caratteristiche dell’ADHD, sono influenzate anche dall’ambiente circostante, dalle abitudini e dagli stimoli presenti.
In particolare, rispetto all’emissione di comportamenti definiti “problema”, ci possono essere delle circostanze che li favoriscono e li scatenano e altre che li possono inibire.
🡪Terreno privilegiato sono le situazioni poco organizzate e poco strutturate.
Cosa si può fare?
• Stabilire delle regolarità sia nell’utilizzo delle cose che nei rapporti con i pari.
Questo significa che avere regole chiare e conosciute da tutti aiuta a organizzare i propri spazi e tempi e a conoscere in anticipo quali azioni siano da considerare adeguate e quali no.
• Instaurare delle routine che concilino il bisogno di un’organizzazione stabile delle giornate, mantenendo degli schemi quotidiani costanti.
• Offrire informazioni di ritorno sul suo comportamento con segnali visivi e uditivi che rimandino al comportamento richiesto.
ad esempio: sguardi di approvazione o interazioni verbali positive. Ecc.
• Aiutare la persona a riflettere sul comportamento e a prendere coscienza delle conseguenze che determinate azioni hanno o hanno avuto in passato.
Non esistono routine universalmente valide e per tutti e tutte: ogni situazione ha le sue specificità!
🡪Di seguito alcuni accorgimenti che possono facilitare il processo quotidiano:
• Iniziare le attività con la routine del controllo del materiale utile per la giornata di lavoro o a scuola (in alternativa altre routine che possano dare un preciso segnale di avvio del lavoro).
• Presentare le attività del giorno indicando per ciascuna e ciascuno i tempi di lavoro previsti ed eventuali pause, in modo da inserire tutto in un sistema strutturato e prevedibile.
Ricorda: La struttura non va vista come qualcosa di rigido e fiscale, ma come una griglia di contenimento che aiuta a orientarsi.
• Concordare delle pause da effettuare, possibilmente stabilendole prima delle attività.
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- Per i più piccoli le regole dovranno essere inizialmente descritte in modo specifico, mentre con i più grandi si potrà procedere includendole in categorie generali.
Ricordati: Le regole sono una struttura di contenimento in più per creare un ambiente prevedibile e per esplicitare a tutti e a tutte cosa ci si aspetta.
Affinché le regole siano realmente efficaci e costituiscano un reale supporto, è importante che rispettino alcune caratteristiche fondamentali, le vediamo insieme?
- Sono semplici e chiare.
- Indicano dei comportamenti positivi e mai divieti.
Frasi come “Bisogna stare buoni”
“Dovete comportarvi bene” 🡪sono generiche, vaghe e non danno alcuna indicazione su cosa sia opportuno fare realmente
È sempre opportuno esplicitare con esattezza il comportamento desiderato nei vari contesti.
- Sono in numero limitato e rilevanti.
- È meglio se sono in forma scritta.
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- Evitare di urlare
Spesso questo non è un modo efficace attirare l’attenzione su di sé, se non per qualche secondo. Si darà in questo modo un modello di comportamento inadeguato, insegnando che è accettabile urlare e che chi urla di più può avere l’attenzione.
La parola chiave: “riportare il clima in equilibrio”
🡪Sappiamo che non è facile, e che serve trovare delle strategie alternative e soprattutto sperimentarle, prima di arrivare a una soluzione anche solo parziale.
🡪Il primo passo: provare a cercare delle varianti alle risposte istintive, quelle che abbiamo sempre conosciuto e visto usare.
Le novità si consolidano con costanza.
🡪è importante il lavoro sugli antecedenti: anche qui serve costanza e allenamento! Ma possiamo farcela!
Ricorda: Lavorare sugli antecedenti significa intervenire su ciò che precede un comportamento per modificarlo, anticipando i bisogni e preparando un ambiente che favorisca azioni positive, riducendo quelle difficoltose.
Cosa fare: evitare che si arrivi a un caos tale dove servirà un’azione più forte per ripristinare l’equilibrio, il rumore non dovrebbe arrivare ad estremi troppo elevati da rendere impossibile ogni comunicazione e soprattutto si saranno gettate le basi per un vero lavoro educativo.
🡪può capitare però che la situazione sfugga di mano?
Sì, ci sono situazioni in cui la tensione, la stanchezza, e le difficoltà hanno la meglio, rendendo complesso il lavoro sugli antecedenti e sull’anticipazione della “situazione difficile”.
In questi casi, si può fare qualcosa di inaspettato che stupisca al fine di interrompere per un po' la tensione.
Un momento di rottura.
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- Ridurre il numero delle richieste
Può capitare che si facciano tante, troppe, richieste, anche non necessarie, come:
“Smettila di giocherellare con i tuoi capelli” oppure “Non muoverti continuamente”, ecc.
E questo potrebbe confondere e non saper distinguere quali richieste siano veramente importanti e quali no.
È fondamentale considerare se si tratti veramente di una questione importante.
Un altro elemento è quello di evitare di pronunciare richieste in successione, senza dare alla persona il tempo di assimilare ed eseguire quelli precedenti.
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- Formulare richieste realistiche
Siamo certi di chiedere qualcosa di raggiungibile per tutti e tutte?
Se la risposta è no, proviamo a riformulare la richiesta.
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- Evitare domande retoriche
Dove per domanda retorica si intende il rivolgere un comando in forma di domanda, quando in realtà si tratta di una richiesta da eseguire.
“Allora, vogliamo metterlo in ordine questo banco/scrivania?”
“Allora, hai tu i documenti della riunione di martedì scorso?”
“Chi ti ha autorizzato a uscire dall’aula?”
- Teniamo presente la distinzione tra una domanda e un comando: una domanda implica che la persona abbia la possibilità di scegliere; quindi, se ci si aspetta che la persona risponda ad un’indicazione, ma poniamo il comando sotto forma di domanda, daremo un messaggio confuso.
🡪Un’altra difficoltà con le richieste poste sotto forma di domande retoriche🡪 ci si potrebbe trovare senza “via d’uscita” Se ci si rivolge con una domanda la risposta potrebbe essere: “No, non voglio”.
Quindi, se vengono poste domande anziché indicazioni chiare, si potrà ricevere risposte che potrebbero assumere un tono provocatorio.
Le indicazioni dovrebbero essere formulate in modo chiaro, specifico, diretto ed espresse in forma positiva, possibilmente con il verbo all’inizio della frase:
“Siediti al tuo posto, per favore”.
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- Attenzione alle critiche svalutanti
Mantenere un tono incoraggiante e positivo è particolarmente importante.
Ciascuno di noi si si mette sulla difensiva quando riceve commenti negativi, giusto?
È opportuno quindi evitare critiche svalutanti, rimproveri ad alta voce, perché così si alimenterà l’ostilità.
🡪Cosa fare in questo caso? qualcosa di inaspettato oppure usare l’umorismo, per interrompere il circolo vizioso della negatività.
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- Formulare richieste in termini positivi
I comandi che chiedono di non fare qualcosa o di smettere di fare qualcosa sono forme di comunicazione negativa che non aiutano a raggiungere l’obiettivo che ci si vuole prefiggere.
È fondamentale trovare la chiave per dare comandi positivi che possano specificare il comportamento da adottare, piuttosto che quello da evitare.
- Puoi provare a pensare al comportamento alternativo da suggerire e comunicarlo in modo positivo.
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- Concedere il giusto tempo per eseguire le richieste
I comandi dovrebbero essere seguiti da un tempo ragionevole per la loro esecuzione.
- Individuare i punti di forza della persona:
È un buon presupposto per l’efficacia dell’azione educativa considerare le caratteristiche cognitive e comportamentali della persona coinvolta, e quindi avere chiari i suoi punti di forza e di debolezza.
Proviamo a stilare un elenco dei suoi o dei tuoi punti di forza? E i tuoi punti di forza?
Questa operazione renderà più esplicito e concreto il riconoscimento delle abilità esistenti come punto da cui partire per il tuo coinvolgimento o dell’altra persona.
Ci si sentirà valorizzati e considerati per le proprie qualità.
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- Porsi obiettivi raggiungibili
In una prospettiva di cambiamento e rinnovamento nel lavoro globale, è importante riuscire a definire e porsi degli obiettivi possibili e raggiungibili.
Quando i cambiamenti da raggiungere sono numerosi è importante lavorare per
micro-obiettivi e considerare di:
- gestire un obiettivo alla volta, dopo aver dato chiare istruzioni su come fare e ponendosi come modello positivo.
- scegliere obiettivi raggiungibili.
- concordare l’obiettivo.
- predisporre feedback verbali positivi costanti e specifici.
- aggiungere un nuovo obiettivo solo quando quello precedente è stato acquisito.
- valutare grado di difficoltà
- predisporre più fasi di lavoro/attività.
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Cerca la tua motivazione (cosa ti spinge a voler far qualcosa di specifico)
Ricorda: Scegli cosa vuoi fare nello specifico.
Quando vuoi fare questa cosa?
Non è facile, fa parte di un allenamento quotidiano ma puoi provare a chiederti:
- cosa ha favorito e cosa ha ostacolato questa attività?
Prova a prendere consapevolezza di questi elementi! Puoi farcela!
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Ora puoi provare ad usare la “Tecnica del pomodoro” per aiutarti a gestire il tempo in modo efficace.
Prova a seguire i passaggi indicati:
- decidi l’attività da svolgere
- imposta il “timer” (tradizionalmente 15 minuti)
- svolgi la tua attività
- quando suona il timer termina il lavoro e metti una spunta su un foglio bianco.
- Se hai meno di 4 segni di spunta, fai un breve pausa (dai 3 ai 5 minuti) e poi torna al punto 2, altrimenti continua con il punto 6.
- Quando hai raggiunto 4 segni di spunta puoi fare una pausa più lunga (dai 15 ai 30 minuti), poi persegui azzerando il conteggio delle spunte e tornando al punto 2.
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