Agenda dell'eguaglianza. L'inclusione

05/12/2025 Agenda
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Inclusione

  1. le fondamenta del processo di inclusione sono:
  2. La Pedagogia (1)
  3. I Fondamenti normativi (2)
  4. Gli Aspetti antropologici (3)

_______________________________

  1. Un esempio tra tanti:

Don Milani: 

“La scuola di tutti e di ciascuno” - “Nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra i disuguali”


  1. COSTITUZIONE ITALIANA: ART. 3 PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA SOSTANZIALE

                                             ART. 34 LA SCUOLA È APERTA A TUTTI

                                             ARTT. 30 e 38 DIRITTO ALL’EDUCAZIONE

  1. LEGGE 104/1992🡪 LEGGE QUADRO SULLA DISABILITA’.
  2. CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’ LEGGE 18/2009
  3. DIRTTIVA INTERMINISTERIALE 27/12/2012
  4. D. LGS 66/2017; D.LGD 96/2019
  5. DECRETO INTERMINISTERIALE 182/2020-ADOZIONE NAZIONALE DI PEI.
  6. DECRETO INTERMINISTERIALE 153/2023 DISPOSIZIONI CORRETTIVE al D.I. 182/2020, recante “ADOZIONE DEL MODELLO NAZIONALE DI PEI” e delle correlate Linee Guida.
  7. Legge 227/2021🡪 Legge delega in materia di disabilità.
  8. D.LGS 62/2024 🡪 DEFINIZIONE DELLA CONDIZIONE DI DISABILITA’
  9. Definizione di disabilità: si abbandona il modello biomedico per adottare un approccio bio-psico-sociale che considera l’interazione tra la persona e le barriere ambientali e sociali.
  10. Linguaggio inclusivo: si sostituiscono i termini “handicap” e “portatore di handicap” con “condizione di disabilità” e “persone con disabilità”.
  11. Progetto di vita: piano che mira a migliorare le condizioni personali e sociali.




  1. Scuola più inclusiva-
  2. Legge 170 del 2010🡪 diritto di personalizzazione ma strutture organizzative e sociali che limitano (es. diagnosi clinica come unico fondamento di interventi educativi, pedagogici, didattici personalizzati).
  3. Oggi🡪 direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 sugli alunni con BES e la relativa Circolare di marzo🡪 ulteriore passo avanti verso una maggiore inclusività SENZA però scollarsi di dosso l’attenzione legato alle “difficoltà” legata al concetto di “patologie”.
  4. Quindi si arriva al diritto di personalizzazione del percorso formativo per bambini:
  5. non certificati 
  6. non diagnosticati
  7. non patologici 
  8. Focus non su una condizione o l’altra ma sulle caratteristiche (=funzionamento🡪 termine ombrello che comprende tutte le funzioni corporee fisiologiche dei sistemi corporei, intese come strutture corporee e funzioni sia esse psicologiche/emozionali che cognitive di base e superiori) che cambiano da persona a persona: modello sociale e non bio-medico della disabilità.

Il termine DISAGIO è composto da “dis”, prefisso con valore negativo, e da “agio” sostantivo che attiene ad una situazione di comodità, di benessere sia psicologico sia fisico.  

Pertanto il “dis-agio”, globalmente inteso, indica uno stato, una condizione di mal-essere, 

un sentirsi non in sintonia con l’ambiente🡪 con la situazione socio culturale in cui si vive. 

Il disagio fa riferimento a varie problematiche, «ad una serie di vissuti soggettivi che includono:

 - sofferenza 

- frustrazione

 - insoddisfazione 

riferibili genericamente all’insieme delle condizioni obiettivamente difficili che pesano sui processi di maturazione personale e di inserimento sociale dei giovani».

  1. Gli aspetti antropologici riguardano lo studio dell'essere umano nella sua totalità (aspetto biologico, culturale e sociale), superando dicotomie come "normale/anormale", e scoprendo la diversità come risorsa e non più come limite.
  2. L'uomo come essere plurale: attraverso l’antropologia sappiamo che l'essere umano esiste nella comunità e nella pluralità, attraverso scambi e contaminazioni culturali e non in isolamento.
  3. Superare i dualismi: l'approccio antropologico aiuta a superare una visione che contrappone "normale/anormale" e "capace/incapace", riconoscendo e valorizzando i punti di forza nell'altro.
  4. Contesto e sguardo empatico: l'inclusione si attiva quando lo sguardo cambia prospettiva, questo significa che cambia quando l’uomo mette in atto la sua capacità di creare contesti significativi che permettono di porre lo sguardo su una diversità che è risorsa. Il cambio di sguardo è un cambio di paradigma.
  5. La scia culturale: l'inclusione è un processo culturale che richiede di essere contaminato da nuovi nuovi modi di vivere e pensare che siano al passo con le trasformazioni del mondo e delle società che lo abitano.
  6. CONCETTO DI “SPECIALE” E APPROCCIO SOCIALE

chi sostiene l’approccio basato su un modello sociale (BIO-PSICO-SOCIALE) non BIO-MEDICO della disabilità non ama molto il concetto di “speciale”:

  1. Né applicato ai bisogni
  2. Né riferito agli interventi educativi, pedagogici e didattici.

È evidente che questo modello (bio-medico) nasce e si sviluppa in un contesto legato al concetto di integrazione (passo antecedente alla via dell’inclusione e risente del dibattito tra scuole speciali (e differenziate) e quelle definite “normali”, dibattito in Italia superato dagli anni ’70). 

 










Sostegno, istruzioni per l'uso: inclusione, integrazione ...

La critica🡪 si rifà alle analisi dei grandi, come

FOUCALT e GRAMSCI il concetto di speciale (e di etichetta) viene considerato negativo, svalorizzante ma anche espressione di costruzione sociale che opera per l’oppressione e la marginalizzazione di specifici gruppi di persone.

La prospettiva verso cui guardare🡪 le persone hanno bisogni unici, nel senso di diversi e con pari valore.

MA il riconoscimento del valore essenziale della differenza di ognuno di noi non può portarci a ignorare che esistono funzionamenti diversi che richiedono un’attenzione particolare.




  1. Quindi? Che cosa intendiamo in realtà per specialità?

La “specialità” altro non è che qualche tipo di complessità di funzionamento che rende più difficile (anche e soprattutto per il soggetto stesso che la vive) trovare risposte soddisfacenti a quelli che chiamiamo BISOGNI EDUCATIVI.

  1. I 3 elementi per realizzare una buona educazione inclusiva in ottica bio-psico- sociale icf🡪 conoscere il funzionamento, equità, efficacia tecnica:
  2. Riconoscere un funzionamento diverso
  3. Equità delle differenze
  4. Efficacia tecnica dell’adulto
  5. ICF🡪 Classificazione che ha diversi scopi e può essere utilizzata in discipline/settori diversi. 

Alcuni scopi:

  1. fornire una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute
  2. stabilire un linguaggio comune per la descrizione salute
  3. rendere possibile il confronto dei dati raccolti
  4. fornire uno schema di codifica per i sistemi informativi sanitari
  5. Significato della parola bisogno:

potrebbe portare fuori strada e presentare un alone negativo rispetto alle sue potenzialità.

Ma se esaminiamo posizioni come quelle di:

  1. MASLOW
  2. LEWIN
  3. MURRAY

e di

  1. Heidegger  











Esempio: Bisogni educativi🡪 su cosa lavorare?

sviluppare:

  1. Competenze
  2. Autonomia
  3. Identità
  4. Appartenenza
  5. Partecipazione
  6. Autostima
  7. Ecc.



  1. Quando il bisogno educativo diventa speciale? 





quando si incontrano difficoltà ad ottenere risposte adeguate:

  1. Può essere compromessa qualche funzione del corpo (es. spasticità)
  2. Il suo ambiente relazionale non offre cura e stimolazione adeguate.
  3. Entrambi i casi citati.
  4. Ecc.

Parliamo di una situazione che può essere transitoria🡪 se cambiano le condizioni che l’hanno originata (diversamente dalle etichette cliniche).

Esempio: bambino con gravi deficit comunicativi (appurato che non vi siano altre etichette cliniche), che grazie a un intervento educativo “abilitativo speciale” apprende ad usare una modalità di CAA (Comunicazione aumentativa alternativa), regolarmente nel suo ambiente, soddisfacendo i propri bisogni comunicativi🡪 si è compresa una struttura BES e attivato l’intervento educativo. 

Sono quelle specifiche esigenze educative che possono manifestare i bambini, anche solo per determinati periodi “per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta” 

(Direttiva ministeriale del 27. 12. 2012 e successive circolari ministeriali es. C. M. n. 8 del 6 marzo 2013)




 Tale direttiva riassume i BES in tre grandi sotto categorie: 

  1. Della disabilità (tutelati dalla legge 104/92)
  2. dei disturbi evolutivi specifici (DSA, tutelati dalla Legge 170/2010 e il disturbo della coordinazione motoria) e altri disturbi evolutivi (ADHD, Funzionamento Intellettivo Limite -FIL- e Disturbo specifico del linguaggio-DSL- ecc.)
  3.  categoria “svantaggio” socioeconomico, linguistico, culturale




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Pubblicato da LaboraStoria APS

Siamo un'associazione culturale senza fini di lucro che promuove l'educazione civica e valorizza il patrimonio storico, archeologico e culturale di Fiumicino.

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