Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Per la Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le Donne,  di solito andiamo nelle scuole a incontrare gli studenti e a confrontarci con loro su di un tema ben preciso: la violenza.

È su quest'ultima che mettiamo l'accento.

Sulla sua connotazione culturale, che sembra continuare a essere una costante del mondo civile.

Di solito le nostre esperte, e io stessa, sono accompagnate da forze dell'ordine, rappresentanti delle associazioni a tutela delle donne abusate, psicologhe, e sempre da almeno un'artista, che parla delle donne attraverso il linguaggio dell'arte e porta con sé un messaggio di speranza: la cultura è un potente mezzo di emancipazione, universale e femminile soprattutto.

Quest'anno no.

Quest'anno, purtroppo, il nostro approccio non potrà che essere diverso.


Il 2019 è stato l'anno della morte -tra le altre- di Hevrin Khalaf, una donna curda che lottava per la libertà del proprio popolo.
È stata stuprata, torturata e uccisa poi lasciata lì, tra la polvere.
Qualcuno su facebook qualche giorno fa ha scritto sulla mia bacheca che non è pertinente mettere sempre l'accento sulle donne che muoiono, quando si lotta per la libertà di tutto un popolo.
Il punto è che se una di noi esce di casa e, anziché "fare la calzetta", va a lottare per i propri diritti come qualsiasi uomo, viene stuprata fino alla morte in quanto donna.

Il problema non è la violenza, ma il femminicidio.


E non serve essere femministe per asserire una cosa del genere. Io, per esempio, non lo sono.
Il problema è culturale e collettivo.


In Italia dei nostri diritti si parla molto, ma, parallelamente, all'aumentare delle possibilità è diminuita la consapevolezza delle donne stesse di quale sia il valore del proprio apporto di genere. Facemmo la nostra parte durante la Resistenza e negli anni '70, poi ci rassegnammo all'idea che per affermarci nel mondo dovessimo per forza rinunciare alla nostra femminilità.
Le statistiche ci dicono che, in presenza di un adeguato livello culturale, una donna in carriera nella stragrande maggioranza dei casi non ha una famiglia. Per gli uomini questa equazione non vale. E così, spesso, ci releghiamo autonomamente al ruolo di "angelo del focolare" o di "riposo del guerriero". Epiteti ancora utilizzati che conservano il potere di far rabbrividire.

Restiamo a combattere contro la polvere e ignoriamo la polveriera.

Quella che non dà parirà di salario alla parità di lavoro, che ci vuole sempre belle come alla televisione e che grazie alla bellezza permette ad alcune di fare carriera a scapito di uomini ma grazie ad altri uomini.
La sudditanza è culturale ed è quel groppo che ci prende tutte alla gola quando un qualsiasi uomo esagera.

È per tutte lo stesso.

E benché la storia atavica da cui deriva sia ormai nota ai più, lo sporco incrostato continua a essere il problema e il detersivo la soluzione, anziché l'attivismo.


La risposta, invece, dovrà passare necessariamente dalle istituzioni ed è su quelle che dovremmo fare pressioni. Servono politiche integrate. Serve una pianificazione urbana che favorisca la sicurezza, che combatta la ghettizzazione delle fasce culturali più deboli, che sia modello virtuoso. L'Unione Europea ce lo chiede da una decina d'anni almeno ma noi continuiamo a ignorare. Probabilmente per incapacità incancrenite. Servono politiche del lavoro e del welfare che consentano l'autonomia economica, serve che, come in Olanda, il part-time sia un'opzione e non una concessione di grazia che ostacola irrimediabilmente la crescita professionale.

E poi serve una giustizia che non sia dalla parte delle donne (per dirla come Pillon), ma da quella dei più deboli.
Solo che quando alla politica mancano coraggio ed educazione le due categorie -donne e deboli-, purtroppo, spesso ancora coincidono.

Con il nostro groppo in gola, vi invitiamo a spostarvi da Fiumicino e a essere in piazza Aldo Moro a Cerveteri insieme a noi domattina alle ore 10.

Abbiamo deciso di aderire a "Donne in viaggio. Verso la parità di diritti" e ringraziamo la nostra Lucia Tirabasso per aver fatto moltissimo affinché in questa manifestazione LaboraStoria facesse la sua parte.

Giorgia Cuffaro

Presidente di LaboraStoria








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