Diverso, non peggiore

Diverso, non peggiore

Neurodiverso (ND): persona con una condizione neurologica atipica. Nella categoria rientrano lo spettro autistico, la dislessia, la disprassia e l’ADHD.

Nasce come termine neutro, privo di giudizio, per definire uno stile cognitivo non prevalente, una variante genetica, un assetto neurologico, una condizione meno frequente di quella dominante.

Nel tempo, purtroppo, è stato utilizzato per indicare persone che presentano difficoltà rispetto alla maggioranza neurotipica (NT), nell’ambito delle abilità sociali, comunicative o motorie.

Nella giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, viene da chiedersi: sono queste anomalie nelle condizioni neurologiche che mettono le persone in difficoltà o si tratta semplicemente di un diverso modo di percepire il mondo?

A parer mio, la maggior parte degli ostacoli, che aspettano la persona ND, sono dovuti a un mondo, a una società che seguono regole (non codificate) scritte da altri e per altri.

Un po’ come essere mancini: qualsiasi cosa tu faccia, per quanto tu possa impegnarti, il mondo girerà sempre nel verso opposto a quello che ti renderebbe la vita comoda (e sicura).

È di fondamentale importanza però uscire dall’ottica del neurodiverso come necessariamente disabile, disfunzionale, disadattato ed entrare in quella di neurodiverso come strutturalmente non conforme ai più, ma non per questo inferiore o peggiore.

In un mondo ideale popolato esclusivamente da ND, probabilmente nessun ND soffrirebbe per la propria condizione. Le difficoltà sono generate dal dover seguire regole, processi, dinamiche dettate da altri, dal vivere in un mondo “straniero”.

Il nostro principale obiettivo deve e vuole essere abbattere i muri del preconcetto che vede nel ND un malato, un tipo strano, una persona con dei deficit ed entrare nella prospettiva dell’integrazione, del confronto con percezioni della realtà inusuali ma feconde e originali.

Le barriere non sono sempre fisiche, architettoniche, tangibili; spesso sono culturali, sociali, mentali ma altrettanto difficili da scardinare e abbattere.

Tra le barriere va annoverata la sequela di luoghi comuni che vedono, ad es, i ragazzi e le ragazze Asperger, tutti geni matematici, appassionati di informatica, freddi, non empatici, disadattati, chiusi nel loro guscio a tenuta stagna o quelli con ADHD come maleducati, provocatori, ingestibili e caotici.

Di questo intendiamo occuparci, di far capire che la neurodiversità non è una scusa per giustificare qualsiasi comportamento, ma nemmeno una colpa di cui sentirsi responsabili.

In natura la diversità, la variabilità sono valori che migliorano, che rendono più forti, che arricchiscono una popolazione, una comunità, un ambiente. Nella storia dell’uomo invece “diverso” è sempre stato sinonimo di pericoloso, inferiore, da evitare, da temere, da stigmatizzare, da isolare.

Crediamo che accettare il fatto che esistano prospettive, stili di vita, funzionamenti non comuni possa soltanto arricchire il mondo in cui viviamo, apportando stimoli, punti di vista e, perché no, soluzioni nuove e originali, a problemi sclerotizzati e dinamiche vecchie.

Come ripete spesso Temple Grandin (docente, progettista, donna nello spettro), nelle conferenze che tiene in tutto il mondo, “il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente”.

Venite a parlarne con noi!

Lucia Tirabasso

Immagine: Best Buddies 2 di Keith Haring








Sostienici