DonnAsperger

DonnAsperger

LaboraStoria nasce come associazione al femminile.

Anche nel campo della neurodiversità.

Soprattutto nell’autismo di grado lieve (sindrome di Asperger), per anni è sembrato che le donne fossero numericamente inferiori. Il rapporto uomo/donna nelle diagnosi era di 4:1. Attualmente sembra che il rapporto sia di 2:1. Non sono quindi meno le donne Asperger; sono solo meno diagnosticate.

Perché?

Nelle giovani Asperger prevale un fenomeno detto coping, secondo cui, la bambina cerca, ogni volta che può e come può, di acquisire dal mondo esterno gli strumenti per imitare il comportamento delle NT (neurotipiche), come in un perenne spettacolo teatrale. Le abilità camaleontiche di una bambina/ragazza/donna Asperger sono inimmaginabili. A volte, sviluppano strategie di cui loro stesse non sono consapevoli, facendo sì che si perda il contatto con la propria personale percezione e interpretazione del mondo. Nulla di ciò è spontaneo e diventa estremamente dispendioso e logorante in termini di energie e serenità psicologica.  Si impara fin da piccole a essere competenti, a sembrare sicure di sé, a nascondere l’ansia, la tensione, la noia, l’essere al di fuori delle dinamiche dei gruppi, magari osservandoli da dentro ma al margine. Ci si ritiene sbagliate, perché non si hanno le stesse aspirazioni, gli stessi comportamenti, le stesse dinamiche delle altre. La modalità camaleontica con cui ci si mimetizza produce una grande sofferenza interiore, che si traduce in una maggiore frequenza di disturbi depressivi, crisi d’ansia e fobia sociale. Molte ragazze Asperger, stremate, hanno ricevuto diagnosi di disturbo bipolare, depressione, schizofrenia, con le conseguenti terapie farmacologiche a devastare la loro esistenza.

L’altro motivo per cui, in passato, non sono state diagnosticate correttamente (o lo sono state solo in età adulta) è la valutazione su criteri e fenotipi prettamente maschili.

Le donne Asperger sono invece mediamente più abili sul piano sociale, hanno interessi speciali ma si sviluppano in ambiti socialmente più accettabili e meno eccentrici. Sanno elaborare pensieri profondi in ambito sociale e ciò sfuma l’aspetto da “giovane professore” tipico dei maschi.

Lo stigma sociale per le donne però, in molti contesti, è ancora altissimo.

Un uomo solitario, silenzioso, con pochi amici e interessi eccentrici si riveste di un’aura di fascino e mistero. Una donna che non vive la socialità come pane quotidiano e che, magari, rifugge legami familiari stretti o non sente la maternità come suo interesse, viene giudicata e condannata per direttissima. Concentrarsi su di sé, apparire fredde e distanti, scegliere un abbigliamento comodo (per tollerare la frequente ipersensorialità), preferire la praticità nell’aspetto fisico, non dedicare buona parte della propria esistenza alla cura dell’aspetto esteriore, apparire in alcune situazioni goffe o bizzarre segna il loro isolamento definitivo. A ciò si aggiunga che molte donne nello spettro presentano tratti androgini e giovanili, mostrando meno anni di quelli reali.

Ci auguriamo che aumenti la consapevolezza dell’autismo femminile. Affinché meno donne si sentano per tutta la vita inadatte, in affanno, incomprese, giudicate, in perenne compromesso con se stesse e col mondo. E affinché ci si possa concentrare sui propri punti di forza, sulle proprie peculiarità e non soltanto sulle fragilità.

Per non doversi più guardare allo specchio, chiedendosi se vadano bene.

Tirando via la maschera.

Per guardare oltre lo specchio.

E vedersi finalmente per ciò che sono.

Lucia Tirabasso








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