2 aprile - Giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo

2 aprile - Giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo

Una introduzione all'autismo per creare consapevolezza nei giovani non-autistici e stimolare la comprensione e l'accettazione nelle generazioni future.

Lo scopo è che sia visto, discusso e condiviso liberamente da tutti ma specialmente insegnanti e genitori.

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Possono accadere cose meravigliose








LA GIORNATA MONDIALE PER LA CONSAPEVOLEZZA SULL'AUTISMO AL TEMPO DELLA MORTE DEL TERZO SETTORE

LA GIORNATA MONDIALE PER LA CONSAPEVOLEZZA SULL'AUTISMO AL TEMPO DELLA MORTE DEL TERZO SETTORE

Oggi, 2 aprile, si celebra una giornata cui tengo molto, che di solito vede la realizzazione di progetti e iniziative volte a sensibilizzare il mondo su un diverso funzionamento del cervello, utile e straordinario come e forse più delle intelligenze neurotipiche.

Quest'anno però non ci saranno eventi di rilievo in grado di raggiungere e toccare le coscienze dei cittadini. E non soltanto per via dell'isolamento sociale.
Non ci capiterà di mettere in piedi iniziative degne di nota perché tutti, tutti i DPCM hanno purtroppo dimenticato di lanciare un'àncora a quegli enti semplici e dalla vita spesso sregolata che dalla nascita della Repubblica, come sancito dalla Costituzione, si occupano di colmare le lacune dello Stato.
Parlo delle associazioni, delle cooperative e delle imprese sociali, di tutti gli enti No Profit (con il grande discrimine che siano No Profit per davvero).

Se le donne di LaboraStoria sono così fortunate da passare i pomeriggi in compagnia di ragazzini neurodiversi è perché la scuola pubblica non è in grado -per ovvi e giustificatissimi motivi- di fornire tutti gli strumenti di cui hanno bisogno.

Se per far conoscere un sito archeologico siamo costrette a organizzare passeggiate GRATUITE nei posti più belli del territorio, è perché lo Stato non riesce, comprensibilmente, a valorizzarli a sufficienza.

Se in questo periodo cerchiamo di essere all'altezza di TUTTE le famiglie finite nella zona d'ombra è perché, la Cosa Pubblica, in qualche modo le ha lasciate indietro quando era il momento di salvarle. E non ci sono giustificazioni di sorta.

Il Terzo Settore va ridisegnato, in vista di una dignità che non gli è ancora riconosciuta e che viene con competenza rivendicata ogni giorno, anche in un momento del genere.
Esso è costuito di persone che ci lavorano con dedizione e hanno uno stomaco come tutte le altre, forse solo meno vizi.

Resilienti continueremo a portare cultura nelle case inventandoci altri mezzi, continueremo a tentare di combattere il disagio attraverso strumenti che favoriscano la crescita individuale e collettiva come vuole la Carta in cui crediamo, a supportare giovani e indigenti.
Lo faremo gratis perché adesso siamo tutti, ricchi e poveri, nella grande bolla comune dell'incertezza.

Ci riusciremo grazie a volontari impagabili.

E resteremo in compagnia della brava gente in attesa che chi ha il potere (e il dovere) di salvarci, si ricordi di noi.

Giorgia Cuffaro
Presidente Pro Tempore
dell'Associazione LaboraStoria








Cultura (neuro)diversa

Cultura (neuro)diversa

Tuo figlio è completamente smemorato ma ricorda alla perfezione le canzoni che gli piacciono?
Non riesce a stare né fermo né seduto ma canticchia in continuazione per concentrarsi?
Tuo figlio si sente un cantante, un artista oppure è solo un casinista nato che ha bisogno di essere incanalato in un'attività interessante per far emergere il proprio talento?
🎯 STIAMO CERCANDO LUI❗️

Lezioni di canto gratuite e un educatore per lavorare sulle autonomie e sulla concentrazione in vista di un concerto... spaziale! 🎤🚀🎷🛸🎼🛰🎧
Per tutti quei giovani che escono fuori dai bordi ma vanno a ritmo 😉

La cultura si fa così!

Info al 3661510915








DonnAsperger

DonnAsperger

LaboraStoria nasce come associazione al femminile.

Anche nel campo della neurodiversità.

Soprattutto nell’autismo di grado lieve (sindrome di Asperger), per anni è sembrato che le donne fossero numericamente inferiori. Il rapporto uomo/donna nelle diagnosi era di 4:1. Attualmente sembra che il rapporto sia di 2:1. Non sono quindi meno le donne Asperger; sono solo meno diagnosticate.

Perché?

Nelle giovani Asperger prevale un fenomeno detto coping, secondo cui, la bambina cerca, ogni volta che può e come può, di acquisire dal mondo esterno gli strumenti per imitare il comportamento delle NT (neurotipiche), come in un perenne spettacolo teatrale. Le abilità camaleontiche di una bambina/ragazza/donna Asperger sono inimmaginabili. A volte, sviluppano strategie di cui loro stesse non sono consapevoli, facendo sì che si perda il contatto con la propria personale percezione e interpretazione del mondo. Nulla di ciò è spontaneo e diventa estremamente dispendioso e logorante in termini di energie e serenità psicologica.  Si impara fin da piccole a essere competenti, a sembrare sicure di sé, a nascondere l’ansia, la tensione, la noia, l’essere al di fuori delle dinamiche dei gruppi, magari osservandoli da dentro ma al margine. Ci si ritiene sbagliate, perché non si hanno le stesse aspirazioni, gli stessi comportamenti, le stesse dinamiche delle altre. La modalità camaleontica con cui ci si mimetizza produce una grande sofferenza interiore, che si traduce in una maggiore frequenza di disturbi depressivi, crisi d’ansia e fobia sociale. Molte ragazze Asperger, stremate, hanno ricevuto diagnosi di disturbo bipolare, depressione, schizofrenia, con le conseguenti terapie farmacologiche a devastare la loro esistenza.

L’altro motivo per cui, in passato, non sono state diagnosticate correttamente (o lo sono state solo in età adulta) è la valutazione su criteri e fenotipi prettamente maschili.

Le donne Asperger sono invece mediamente più abili sul piano sociale, hanno interessi speciali ma si sviluppano in ambiti socialmente più accettabili e meno eccentrici. Sanno elaborare pensieri profondi in ambito sociale e ciò sfuma l’aspetto da “giovane professore” tipico dei maschi.

Lo stigma sociale per le donne però, in molti contesti, è ancora altissimo.

Un uomo solitario, silenzioso, con pochi amici e interessi eccentrici si riveste di un’aura di fascino e mistero. Una donna che non vive la socialità come pane quotidiano e che, magari, rifugge legami familiari stretti o non sente la maternità come suo interesse, viene giudicata e condannata per direttissima. Concentrarsi su di sé, apparire fredde e distanti, scegliere un abbigliamento comodo (per tollerare la frequente ipersensorialità), preferire la praticità nell’aspetto fisico, non dedicare buona parte della propria esistenza alla cura dell’aspetto esteriore, apparire in alcune situazioni goffe o bizzarre segna il loro isolamento definitivo. A ciò si aggiunga che molte donne nello spettro presentano tratti androgini e giovanili, mostrando meno anni di quelli reali.

Ci auguriamo che aumenti la consapevolezza dell’autismo femminile. Affinché meno donne si sentano per tutta la vita inadatte, in affanno, incomprese, giudicate, in perenne compromesso con se stesse e col mondo. E affinché ci si possa concentrare sui propri punti di forza, sulle proprie peculiarità e non soltanto sulle fragilità.

Per non doversi più guardare allo specchio, chiedendosi se vadano bene.

Tirando via la maschera.

Per guardare oltre lo specchio.

E vedersi finalmente per ciò che sono.

Lucia Tirabasso








Diverso, non peggiore

Diverso, non peggiore

Neurodiverso (ND): persona con una condizione neurologica atipica. Nella categoria rientrano lo spettro autistico, la dislessia, la disprassia e l’ADHD.

Nasce come termine neutro, privo di giudizio, per definire uno stile cognitivo non prevalente, una variante genetica, un assetto neurologico, una condizione meno frequente di quella dominante.

Nel tempo, purtroppo, è stato utilizzato per indicare persone che presentano difficoltà rispetto alla maggioranza neurotipica (NT), nell’ambito delle abilità sociali, comunicative o motorie.

Nella giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, viene da chiedersi: sono queste anomalie nelle condizioni neurologiche che mettono le persone in difficoltà o si tratta semplicemente di un diverso modo di percepire il mondo?

A parer mio, la maggior parte degli ostacoli, che aspettano la persona ND, sono dovuti a un mondo, a una società che seguono regole (non codificate) scritte da altri e per altri.

Un po’ come essere mancini: qualsiasi cosa tu faccia, per quanto tu possa impegnarti, il mondo girerà sempre nel verso opposto a quello che ti renderebbe la vita comoda (e sicura).

È di fondamentale importanza però uscire dall’ottica del neurodiverso come necessariamente disabile, disfunzionale, disadattato ed entrare in quella di neurodiverso come strutturalmente non conforme ai più, ma non per questo inferiore o peggiore.

In un mondo ideale popolato esclusivamente da ND, probabilmente nessun ND soffrirebbe per la propria condizione. Le difficoltà sono generate dal dover seguire regole, processi, dinamiche dettate da altri, dal vivere in un mondo “straniero”.

Il nostro principale obiettivo deve e vuole essere abbattere i muri del preconcetto che vede nel ND un malato, un tipo strano, una persona con dei deficit ed entrare nella prospettiva dell’integrazione, del confronto con percezioni della realtà inusuali ma feconde e originali.

Le barriere non sono sempre fisiche, architettoniche, tangibili; spesso sono culturali, sociali, mentali ma altrettanto difficili da scardinare e abbattere.

Tra le barriere va annoverata la sequela di luoghi comuni che vedono, ad es, i ragazzi e le ragazze Asperger, tutti geni matematici, appassionati di informatica, freddi, non empatici, disadattati, chiusi nel loro guscio a tenuta stagna o quelli con ADHD come maleducati, provocatori, ingestibili e caotici.

Di questo intendiamo occuparci, di far capire che la neurodiversità non è una scusa per giustificare qualsiasi comportamento, ma nemmeno una colpa di cui sentirsi responsabili.

In natura la diversità, la variabilità sono valori che migliorano, che rendono più forti, che arricchiscono una popolazione, una comunità, un ambiente. Nella storia dell’uomo invece “diverso” è sempre stato sinonimo di pericoloso, inferiore, da evitare, da temere, da stigmatizzare, da isolare.

Crediamo che accettare il fatto che esistano prospettive, stili di vita, funzionamenti non comuni possa soltanto arricchire il mondo in cui viviamo, apportando stimoli, punti di vista e, perché no, soluzioni nuove e originali, a problemi sclerotizzati e dinamiche vecchie.

Come ripete spesso Temple Grandin (docente, progettista, donna nello spettro), nelle conferenze che tiene in tutto il mondo, “il mondo ha bisogno di tutti i tipi di mente”.

Venite a parlarne con noi!

Lucia Tirabasso

Immagine: Best Buddies 2 di Keith Haring








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